Dalla strategia alle azioni: il caso Almot

Il passaggio da terzista ad azienda con marchio proprio: due parole sul Business Model Journey realizzato da Almot SG Elettronica. Un caso tra strategia, obiettivi e organizzazione delle risorse.

Prendi una piccola impresa che ha sempre lavorato come terzista. Prendi due imprenditori decisi a crearsi un brand e rivedere la propria strategia per andare sul mercato finale. Mescola bene e quello che ottieni è una situazione complessa: tante decisioni da prendere, logiche nuove con cui operare sul mercato, poche risorse interne, poco tempo e, inoltre, una continua ricerca di equilibrio negli investimenti tra innovazione, marketing e commerciale.

I rischi in questo caso sono due. Da un lato quello, neanche tanto ipotetico, che tutti finiscano per fare tutto, oppure che uno faccia per tutti, con conseguenti colli di bottiglia a livello di informazioni e decisioni, performance inferiori alle possibilità e una lentezza nell’implementazione di qualsiasi cambiamento. Dall’altro c’è la tendenza, nel marasma di attività da fare e di matasse da sbrogliare, a dedicarsi al solito noto ovvero al prodotto, al suo sviluppo e alla sua innovazione… tornando a pensare e ad agire proprio come quel terzista che non si vuole o non si può più essere.

In altre parole, ci si trova con delle buone idee, delle ottime strategie, un gran potenziale ma sostanzialmente incapaci di andare avanti.

Per le micro, piccole e medie imprese, avere quindi un metodo organizzativo che le metta in grado di realizzare le strategie tenendo conto delle risorse – umane, finanziarie, intellettuali, interne ed esterne – è fondamentale. Anzi.

Non si tratta però solo di capire quali figure coinvolgere, se, cosa e come delegare e a quali risorse materiali e immateriali attingere. Bisogna imparare a ragionare diversamente passando da strutture lineari a team costruiti sulle competenze, in grado di agire in autonomia secondo flussi di azioni che rispondono all’obiettivo prefissato. Piccoli passi, concreti, simultanei e coordinati, che si inseriscono in processi più ampi, senza che uno rallenti o freni l’altro.

Sembra complicato ma è solo questione di organizzazione e di metodo.

Questa piccola grande rivoluzione è stata affrontata da SG Elettronica nel passaggio da terzista ad azienda con marchio proprio: Almot.  Durante il percorso di Business Model Journey, l’impresa è riuscita ad acquisire – con il supporto del People Action Deck – un modus operandi nuovo, dinamico e organizzato, e a dar seguito ad alcune importanti attività su cui si era bloccata.

Lasciamo che siano le parole di Nicoletta Masiero, titolare dell’azienda insieme al marito Sandro Zottino, a testimoniare il cambiamento avvenuto nell’azienda:

Per me, per noi, uno dei maggiori cambiamenti in Almot è stato nel metro con il quale misuriamo le azioni, i progetti e le proposte. Siamo passati dalla quantità alla qualità intesa come adesione alla strategia. Questo si traduce in una capacità di scremare, allineare e definire tutti i progetti soprattutto in ambito commerciale.

Il People Action Deck ha lasciato un segno anche nella figlia Serena, che in azienda si occupa dell’area marketing e commerciale:

Non è stato solo un gioco o uno strumento, è stato qualcosa che ci ha fatto scattare un click dentro. Adesso da un lato abbiamo la capacità di prendere decisioni velocemente e dall’altro riusciamo a implementarle altrettanto rapidamente.

Insomma, una bella rivoluzione.

Per chi volesse approfondire il caso e l’applicazione del deck, rimandiamo al capitolo dedicato ad Almot del nostro libroPeople branding: 10 leggi e 10 casi per imprese in via di innovazione” edito da Franco Angeli.

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